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Home > Notizie 22.05.2006 | Diventare sindaco a Milano, tra pubblicità e marketing. Milano, 22 maggio 2006 Diventare sindaco a Milano, tra pubblicità e marketing. Strana città Milano, frenetica e avvolta in un incredibile torpore. Alla vigilia dell’elezione del nuovo sindaco, i giochi sono fatti e tutto scorre come scritto da tempo. Destra e sinistra si confondono nelle identiche promesse, fanno ricorso alle stesse seduzioni, usano gli stessi superlativi. E’ la comunicazione, ragazzi! Nel clima generale di disaffezione nei confronti della politica, Milano manifesta tutta la sua mancanza di curiosità, l’incapacità o la paura di rischiare in qualcosa di nuovo. Lei, attenta alle nuove tendenze di lifestyle, lei che in passato ha coltivato ben altre innovazioni nel pensiero politico, nell’arte e cultura, si è fermata. Narcotizzata, non riesce a mettere a fuoco le risorse che ha, le persone e associazioni che, nonostante i tagli alla cultura e l’isolamento in cui lavorano, vanno avanti per la loro strada senza la guida di un disegno per il rinnovamento, cercando inutilmente un faro. Le sue sono energie inutilizzate, sono forze sottovalutate, da tempo non più incoraggiate. La scadenza elettorale di Maggio poteva essere l’occasione per cogliere nuove possibilità, ascoltare chi ha una proposta diversa in grado di portare un vero cambiamento, a partire dal modo di “fare politica”. Ma Milano è indifferente: la città dell’informazione si nega il diritto di sapere e informare, si focalizza su chi è sostenuto dai poteri forti. I giornali titolano “i due candidati” dimenticando che i candidati sindaci sono ancora 10, dimenticando che i candidati hanno presumibilmente dei programmi, trascurando di parlarne. C’è un dire e un fare a Milano che mal si accordano. Mentre i giornali pullulano di appelli generici al nuovo sindaco, delle buone intenzioni e dei reciproci attacchi dei due (?) candidati, dell’”ingenua mitologia del fare” ambrosiana, della necessità per Milano di riconquistare una “sua” politica lontano dalla politica, fondata sulla sua creatività, cultura ed economia, i lettori-cittadini sconcertati constatano che dietro ai fiumi di parole non c’è nulla di concreto. Milano si è convertita alle alchimie della politica, alla suggestione delle televendite. Si parla molto dei giovani e della loro importanza. Ma Milano, culla della pubblicità e del marketing, riduce anche loro a un target politico-commerciale che consuma e aspetta. Aspetta un improbabile miracolo nella città delle sei università e delle accademie che non sa accoglierli, non è alla loro portata economicamente e non solo. Inadeguatezza culturale, arroganza del denaro. Una città che non si piace e si trucca, impaurita di dover cambiare. Turbata da chi ha idee e progetti visionari e attuabili. questa è una città questo | è l'archivio news |
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