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Spazi dedicati ai bambini
Intere zone della città, a rotazione, verranno deputate, per un periodo, all’accoglienza dei bambini. Perché i bambini non debbano sempre stare relegati negli stessi luoghi; perché è bene che i bambini vedano tutta la città e la città tutta veda i bambini. In queste zone si limiterà il traffico, si organizzeranno spettacoli, vi saranno aree provvisorie dedicate ai bambini, giochi, gite turistiche, visite agli anziani, animatori, baby-sitter di tutti, servizi igienici all’altezza. Il Comune offre la base organizzativa (mezzi pubblici, pulizia, servizi vari, sicurezza, comunicazione) e poi assiste la zona nella progettazione della propria Area Provvisoria Per Bambini.
Casa
Il problema degli alloggi a Milano, dei prezzi degli affitti, del fatto che quasi tutto lo stipendio va a finire lì o nel mutuo. Il diritto alla casa. Le case tenute sfitte apposta. I prezzi gonfiati. Va ripensato tutto, va ripensato meglio.
Per iniziare ad avere dei vantaggi immediati si organizza un’agenzia immobiliare comunale che non partecipi ai giochi di potere dei gruppi immobiliari, che realmente metta in contatto chi vuole vendere con chi vuole comprare e faccia lo stesso per gli affitti; senza doverci lucrare, senza secondi fini che non siano trovare una casa per tutti. Nel frattempo si coglie l’occasione per: a) fare il punto sulle case popolari, censire le nuove costruzioni, seguire i criteri di assegnazione, verificare le graduatorie perché spesso i criteri sono quelli che erano validi 40 anni fa e non più oggi; b) promuovere un’inchiesta che stabilisca quanto i prezzi degli affitti siano regolati dal mercato e quanto siano invece artificialmente condizionati dai gruppi immobiliari e lo stesso vale per il valore degli immobili; c) procedere con il censimento di tutti gli alloggi di Milano per capire quanti e quali sono sfitti e soprattutto perché; e infine d) instaurare un osservatorio permanente sui prezzi degli immobili. L’eventuale abbattimento dei cartelli dei gruppi immobiliari è giustificato dal fatto che le case sono fatte per viverci dentro, non possono essere solo degli investimenti, solo merce di scambio, solo speculazione.
Giovani e giovanissimi
La città per il momento non vuole bene ai bambini e gli adolescenti non vogliono bene alla città. Questa frattura va risanata. La città non è solo dei grandi. I bambini non devono essere ospiti sgraditi in attesa che diventino contribuenti per poter godere della città. La città è tanto loro quanto degli adulti. Siccome saranno gli adulti di domani, bisogna far sì che - per tempo - si innamorino della propria città, prima che sia troppo tardi. Anche perché una città a misura di bambino è a misura di tutti.
Moschea di viale Jenner, Milano
Se c’è un posto dove c’è un posto dove le persone sono costrette a pregare sul marciapiede di fronte a un capannone, questa non è una città. E’ un brutto posto.
Poveri
I poveri esistono, ci sono, anche in questa città che si sente ricca e ostenta il proprio benessere. I poveri ci sono e vanno aiutati. Molte organizzazioni volontarie e/o religiose se ne occupano, spesso in maniera encomiabile, ma questo non può e non deve essere una giustificazione perché il Comune faccia finta di niente. La collettività ha il dovere di occuparsi di coloro che fanno più fatica, perché la parola “comune” sta per comunità, e si occupa dunque di tutti senza distinzioni di nessun tipo, men che meno economiche. Il problema della povertà è un problema di tutti, non è un problema loro. I poveri non devono nascondersi, la città non deve far finta di non vederli. Bisogna uscire dalla logica della carità, ovvero: “quello che ci avanza, che non ci piace più, che è definitivamente superfluo e bruttino lo diamo ai poveri”, per entrare in una logica di giustizia sociale, in una logica di ridistribuzione delle opportunità e non di distribuzione di mance. Nessuno può stare del tutto bene finché sa che anche solo uno sta male; nessuno può essere felice finché sa che anche solo uno è infelice.
Spreco e consumo energetico
Uno dei più gravi problemi economici ed ecologici del Comune sono gli sprechi energetici. Si inquina e si svuotano le casse, continuandosi a dire che bisognerebbe essere più oculati. La soluzione c’è. Esistono delle società che si chiamano ESCO (Energy Service Company) che predispongono e realizzano a proprie spese progetti di ristrutturazione energetica, finalizzati a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia. Ovvero, questi arrivano in Comune, ristrutturano tutto in modo da far consumare (e quindi spendere) il meno possibile: cambiano le lampadine dei lampioni sostituendole con quelle a basso consumo, mettono i doppi vetri per risparmiare sul riscaldamento degli uffici pubblici, rifanno gli impianti, adottano l’energia solare o quella che ritengono più conveniente, insomma, nei modi che sanno loro, rimettono a nuovo la città e lo fanno completamente a proprie spese. Come si ripagano? Il Comune per un certo numero di anni continua a pagare le bollette come se la ristrutturazione non fosse ancora avvenuta e la società incamera la differenza. E poi? E poi, senza aver speso una sola lira (o un solo euro) in più di quello che già il Comune spende oggi, dopo qualche anno ci si ritrova con un’amministrazione comunale che spende dal 10 al 50% in meno di prima. E chi assicura che si risparmierà tanto? Il tipo di contratto. Siccome la società guadagna solo su quanto riesce a far risparmiare garantendo al cliente gli stessi servizi energetici di cui usufruiva in partenza, ovvero guadagna solo sulla differenza fra la bolletta precedente l’intervento e quelle successive, si può star certi che farà tutto il possibile per abbattere qualunque minimo spreco. E più loro guadagnano, più bassa sarà la bolletta per il Comune al momento della scadenza del contratto. Ma vi sembra possibile che questa società non venga chiamata domani mattina per darle l’incarico?
Riqualificazione zone dimenticate
In zone particolarmente difficili che alcuni definiscono “degradate”, bisogna – per usare una brutta espressione presa in prestito dall’inglese – upgradare. Come? Con la partecipazione sociale. Vogliamo sperimentare un progetto di temporanea e parziale deregolamentazione delle licenze per piccoli locali e associazioni aperte al pubblico, aumentare i mezzi pubblici, facilitare gli interventi di artisti di strada, permettere ritrovi spontanei o manifestazioni culturali, aiutare le realtà locali a comunicare queste iniziative a tutta la città, sostenere le cooperative sociali e le parrocchie di zona, spronare al cambiamento.
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