Casa
Il problema degli alloggi a Milano, dei prezzi degli affitti, del fatto che quasi tutto lo stipendio va a finire lì o nel mutuo. Il diritto alla casa. Le case tenute sfitte apposta. I prezzi gonfiati. Va ripensato tutto, va ripensato meglio.
Per iniziare ad avere dei vantaggi immediati si organizza un’agenzia immobiliare comunale che non partecipi ai giochi di potere dei gruppi immobiliari, che realmente metta in contatto chi vuole vendere con chi vuole comprare e faccia lo stesso per gli affitti; senza doverci lucrare, senza secondi fini che non siano trovare una casa per tutti. Nel frattempo si coglie l’occasione per: a) fare il punto sulle case popolari, censire le nuove costruzioni, seguire i criteri di assegnazione, verificare le graduatorie perché spesso i criteri sono quelli che erano validi 40 anni fa e non più oggi; b) promuovere un’inchiesta che stabilisca quanto i prezzi degli affitti siano regolati dal mercato e quanto siano invece artificialmente condizionati dai gruppi immobiliari e lo stesso vale per il valore degli immobili; c) procedere con il censimento di tutti gli alloggi di Milano per capire quanti e quali sono sfitti e soprattutto perché; e infine d) instaurare un osservatorio permanente sui prezzi degli immobili. L’eventuale abbattimento dei cartelli dei gruppi immobiliari è giustificato dal fatto che le case sono fatte per viverci dentro, non possono essere solo degli investimenti, solo merce di scambio, solo speculazione.


Si può
Ribaltare un risultato annunciato, fare una scelta non convenzionale, buttarsi in una sfida più alta. Bisogna fermarsi un attimo, respirare profondamente, ricordarsi che alle volte il maggior rischio è non rischiare, e farsi passare per la testa l’idea pura e semplice che è matematicamente e quindi praticamente possibile cambiare le cose a queste elezioni comunali. E’ veramente possibile, basta volerlo tutti assieme. Bisogna proprio fermarsi e immaginarselo, altrimenti la possibilità scivola via, e tutto torna a sembrare impossibile e utopico e immutabile e inevitabile, perché hanno fatto di tutto - ma proprio di tutto! - per inculcarci la convinzione che la politica è una roba sporca, per grandi, distante dal mondo reale e dalla vita di tutti i giorni, inadatta a migliorare le nostre esistenze e che alla fin fine non si cambierà mai, nulla cambierà mai e nessuno ci può fare niente. Non è così. Si può, eccome.


Cascine attive
Ci sono diverse cascine nel territorio milanese. E stiamo parlando di Milano città, non delle zone limitrofe. Sarebbe bello che si sapesse, che fossero aiutate a svolgere il proprio lavoro, che la città ne sfruttasse le potenzialità, le adottasse, fosse fiera di averle. Se vado in una città e un abitante mi dice: “vado in cascina a prendere del latte fresco e un po’ di salame e formaggio per una merenda” io – senza stare a spiegare perché – sto meglio, molto meglio. Tutto qui. Poi, sul bello e lo scomodo di vedere una piccola mandria attraversare una via del centro, possiamo parlarne e trovare tutti gli accordi del caso.


Riqualificazione zone dimenticate
In zone particolarmente difficili che alcuni definiscono “degradate”, bisogna – per usare una brutta espressione presa in prestito dall’inglese – upgradare. Come? Con la partecipazione sociale. Vogliamo sperimentare un progetto di temporanea e parziale deregolamentazione delle licenze per piccoli locali e associazioni aperte al pubblico, aumentare i mezzi pubblici, facilitare gli interventi di artisti di strada, permettere ritrovi spontanei o manifestazioni culturali, aiutare le realtà locali a comunicare queste iniziative a tutta la città, sostenere le cooperative sociali e le parrocchie di zona, spronare al cambiamento.


Poveri
I poveri esistono, ci sono, anche in questa città che si sente ricca e ostenta il proprio benessere. I poveri ci sono e vanno aiutati. Molte organizzazioni volontarie e/o religiose se ne occupano, spesso in maniera encomiabile, ma questo non può e non deve essere una giustificazione perché il Comune faccia finta di niente. La collettività ha il dovere di occuparsi di coloro che fanno più fatica, perché la parola “comune” sta per comunità, e si occupa dunque di tutti senza distinzioni di nessun tipo, men che meno economiche. Il problema della povertà è un problema di tutti, non è un problema loro. I poveri non devono nascondersi, la città non deve far finta di non vederli. Bisogna uscire dalla logica della carità, ovvero: “quello che ci avanza, che non ci piace più, che è definitivamente superfluo e bruttino lo diamo ai poveri”, per entrare in una logica di giustizia sociale, in una logica di ridistribuzione delle opportunità e non di distribuzione di mance. Nessuno può stare del tutto bene finché sa che anche solo uno sta male; nessuno può essere felice finché sa che anche solo uno è infelice.


Psicosi urbane
Troppo spesso si fa ancora finta di niente, si finge di ignorare che la bassa qualità della vita cittadina è causa di molte depressioni, nevrosi, disturbi d’ogni tipo, psicosi. Il Comune ha il dovere di interessarsene, di capire quali sono le cause dirette e i rimedi possibili, di individuare quali sono gli aiuti specifici per questi cittadini che può organizzare in prima persona; forse il Comune ha addirittura il dovere di provare a convincere queste persone ad uscire allo scoperto ed ammettere il proprio malessere, perché questi comportamenti non sono da accettare passivamente. Non ci si deve rassegnare al quotidiano nervosismo violento in mezzo al traffico o all'isteria casalinga serale o all'isolamento dentro al proprio appartamento. E non si può negare o fingere di non sapere che tutto ciò è indissolubilmente legato a come vivo e a come sto in questa città.


Spazi dedicati ai bambini
Intere zone della città, a rotazione, verranno deputate, per un periodo, all’accoglienza dei bambini. Perché i bambini non debbano sempre stare relegati negli stessi luoghi; perché è bene che i bambini vedano tutta la città e la città tutta veda i bambini. In queste zone si limiterà il traffico, si organizzeranno spettacoli, vi saranno aree provvisorie dedicate ai bambini, giochi, gite turistiche, visite agli anziani, animatori, baby-sitter di tutti, servizi igienici all’altezza. Il Comune offre la base organizzativa (mezzi pubblici, pulizia, servizi vari, sicurezza, comunicazione) e poi assiste la zona nella progettazione della propria Area Provvisoria Per Bambini.


Biblioteche per stranieri
Biblioteche dove un tedesco, un greco o un arabo possano trovare qualcosa da leggere nella propria lingua. Nasceranno per stranieri, ma siccome punto cardine del progetto accoglienza è che noi milanesi si impari a conoscere le altre culture, presto saranno anche per noi, perché vorremo leggere il Corano, il Talmud, DeLillo e Majakovskij in lingua originale.


Gli anziani
sono persone che hanno più esperienza. La loro esperienza è una risorsa fondamentale per la comunità. Gli anziani vanno conosciuti, rispettati, coinvolti; la loro esperienza va condivisa, la memoria collettiva va tramandata. Una città che non si occupa dei propri anziani o li relega alla marginalità, cancella il proprio passato, crede di vivere nel presente e non ha futuro. Noi vogliamo che gli anziani siano inseriti nel tessuto cittadino, che dicano la loro, che ci raccontino questa città: dove sono, ad esempio, quelli che hanno costruito con le loro mani il Pirellone o la torre Velasca? Com’è andata la ricostruzione della Scala dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale? Dove sono le voci dei grandi vecchi di questa città?
In una città dove se non produci e se non guadagni vieni guardato con diffidenza e considerato una nullità, è difficile essere vecchi ed è difficile essere giovani. Vorremmo che le persone non venissero giudicate per il loro apporto al PIL, ma per quello che sono e che possono apportare alla comunità.


Spreco e consumo energetico
Uno dei più gravi problemi economici ed ecologici del Comune sono gli sprechi energetici. Si inquina e si svuotano le casse, continuandosi a dire che bisognerebbe essere più oculati. La soluzione c’è. Esistono delle società che si chiamano ESCO (Energy Service Company) che predispongono e realizzano a proprie spese progetti di ristrutturazione energetica, finalizzati a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia. Ovvero, questi arrivano in Comune, ristrutturano tutto in modo da far consumare (e quindi spendere) il meno possibile: cambiano le lampadine dei lampioni sostituendole con quelle a basso consumo, mettono i doppi vetri per risparmiare sul riscaldamento degli uffici pubblici, rifanno gli impianti, adottano l’energia solare o quella che ritengono più conveniente, insomma, nei modi che sanno loro, rimettono a nuovo la città e lo fanno completamente a proprie spese. Come si ripagano? Il Comune per un certo numero di anni continua a pagare le bollette come se la ristrutturazione non fosse ancora avvenuta e la società incamera la differenza. E poi? E poi, senza aver speso una sola lira (o un solo euro) in più di quello che già il Comune spende oggi, dopo qualche anno ci si ritrova con un’amministrazione comunale che spende dal 10 al 50% in meno di prima. E chi assicura che si risparmierà tanto? Il tipo di contratto. Siccome la società guadagna solo su quanto riesce a far risparmiare garantendo al cliente gli stessi servizi energetici di cui usufruiva in partenza, ovvero guadagna solo sulla differenza fra la bolletta precedente l’intervento e quelle successive, si può star certi che farà tutto il possibile per abbattere qualunque minimo spreco. E più loro guadagnano, più bassa sarà la bolletta per il Comune al momento della scadenza del contratto. Ma vi sembra possibile che questa società non venga chiamata domani mattina per darle l’incarico?


Pacifismo preventivo
Visto che oggigiorno le guerre si prevengono con altre guerre, noi – a cui piace la pace – vorremmo prevenire la pace con dell’altra pace. Ovvero parlare di pace non solo quando scoppia una guerra ma un poco prima, un poco sempre. Perché il pacifismo è un atteggiamento quotidiano, non solo una reazione ad un’azione bellicosa.


Fontane
L’idea è questa: mettere fontane ovunque si possa; perché non sono molto costose, perché si può riattivare quelle già esistenti, perché ne esistono di semplici e di facile montaggio, perché possono essere provvisorie. Ma soprattutto perché: l’acqua che scorre abbassa il tasso di polveri nocive nell’aria, assorbe l’inquinamento acustico, le fontane sono bellissime da vedere e ascoltare e danno un senso di pace, a Milano la falda acquifera è parecchio alta e noi useremmo quell’acqua lì. Qualcuno ha qualcosa in contrario oppure vi state chiedendo come mai non ci ha pensato qualcun altro prima di noi? Le fontane sarebbero l’inizio, perché poi si può pensare a riaprire alcuni canali, favorire i corsi d’acqua in genere e magari costruire un lago. Non è obbligatorio farlo, il lago, però immaginarselo è bellissimo; no?


Apertura ed accoglienza
Milano deve diventare la città dell’accoglienza. Tutto il mondo deve sapere che qui ha senso venire e si sta bene. Il mito infranto di “Milano – capitale morale d’Italia” deve tornare ad essere spiegato e reso vivo. Questa nuova accoglienza deve essere reale, visibile, arricchente. Accogliere significa diventare aperti noi e creare le strutture e la mentalità perché la città si mostri spalancata, fiera di essere contenitore e promotore di esperienze aggregative, curiosa d’ogni realtà d’ogni provenienza, punto di riferimento per inventare, far nascere ed indirizzare il futuro. L’accoglienza deve rivolgersi all’immigrato, al manager o lo scienziato di passaggio a Milano, alla rifugiata politica, alla studentessa, alla turista, all’operatore della fiera o della moda, alla scrittrice, all’artista, al milanese stesso. Si rivolge a tutti. L’accoglienza, dunque, non significa solo spesa, ma anche rientro economico e rientro sotto forma di arricchimento culturale.


Soldi
Nessuno dei progetti o delle idee qui proposte ha costi così alti da non poter essere realizzato. Magari non si riuscirà a fare tutto, ma sarà più una questione di tempo e di organizzazione, non un problema economico. Perché il Comune un po’ di soldi a disposizione ce li ha e li spende ed è solo questione: a) di contenere ed abbattere gli sprechi; b) di scegliere le priorità e destinare dunque i fondi a ciò che è più utile ed urgente; c) di tenere continuamente presente che la maggior parte dei progetti qui elencati ha un forte rientro, talvolta direttamente economico, talvolta di “immagine della città” e quindi sul lungo periodo anche economico, e infine il rientro è sempre sull’innalzamento della qualità della vita dei cittadini che forse non è un valore economico diretto, ma sicuramente è IL valore per il quale vale la pena investire.


Decentrare i maggiori eventi
I grossi concerti, le mostre, gli eventi per le feste comandate vanno organizzati maggiormente nelle periferie e meno in piazza del Duomo. Perché? Intanto perché piazza del Duomo ha già piazza del Duomo e le periferie sono messe peggio. E poi perché i cittadini più lontani conoscono e frequentano già il centro, mentre il centro non conosce le case e i luoghi dei cittadini lontani. E le feste servono per conoscersi e per conoscere e scoprire il luogo che noi tutti abitiamo insieme. Poi perché i grossi eventi portano turismo e quindi movimento economico, e le zone periferiche ne hanno bisogno. Poi perché il turismo, il commercio, il potenziamento dei mezzi pubblici, la grossa affluenza di persone, i riflettori di tutta la città puntati, le luci accese per la festa, insomma tutto ciò che sta intorno ai grandi eventi, sono il miglior deterrente alla criminalità.


Giovani e giovanissimi
La città per il momento non vuole bene ai bambini e gli adolescenti non vogliono bene alla città. Questa frattura va risanata. La città non è solo dei grandi. I bambini non devono essere ospiti sgraditi in attesa che diventino contribuenti per poter godere della città. La città è tanto loro quanto degli adulti. Siccome saranno gli adulti di domani, bisogna far sì che - per tempo - si innamorino della propria città, prima che sia troppo tardi. Anche perché una città a misura di bambino è a misura di tutti.


Banca del tempo
Chi ha del tempo lo mette in condivisione, lo offre in cambio del tempo di qualcun altro. Si può essere anziani, giovanissimi, casalinghe; si può essere chiunque per avere del tempo. Condividerlo è un modo per socializzare, conoscersi, aiutarsi, tornare ad essere comunità. L’idea non è nostra, queste banche già esistono, si tratta di valorizzarle e sostenerle; non accorgersi delle belle idee non è una buona idea.


La cosa che manca
Ce n’è sempre una che manca, che ne fa venire in mente altre due, che poi si scoprono essere dieci. Le mettiamo qua, le cose che mancano, per non metterle in fondo all’elenco, perché non è detto siano meno importanti di quelle che ci sono.


Lavori pubblici
Troppo spesso ci si lamenta di come vengono fatti i lavori pubblici in città, e troppo spesso se ne sa pochissimo. I lavori pubblici dovranno essere gestiti come quando chiami qualcuno a ripararti qualcosa in casa: tutti gli abitanti della casa – dunque tutti i cittadini – hanno diritto di sapere cosa sta succedendo, come intende agire l’artigiano o il tecnico o l’operaio specializzato, quanto ci metterà, che risultato intende ottenere, quanto costerà, e soprattutto: se qualcosa dovesse andare storto, sarà sua responsabilità riparare al danno. Diciamo così: se il giorno dopo (o anche qualche mese dopo) che è venuto l’idraulico a casa nostra, il rubinetto riprende a sgocciolare, si richiama l’idraulico e gli si dice che evidentemente ha fatto il lavoro non bene e gli si chiede di rifarlo: in tempi brevi e senza costi aggiuntivi. Nella pratica si farà così: le aziende che vincono un appalto per un qualsiasi lavoro pubblico, firmano una sorta di garanzia per un certo numero di anni e si prendono la responsabilità del lavoro svolto e quindi anche del mantenimento. Sembra tutto ovvio ma è bene ribadirlo, perché troppo spesso appena riparano una strada è già di nuovo piena di buche.
Sul fronte informazione, invece, tutti i lavori pubblici devono prevedere l’affissione delle generalità di chi svolge il lavoro, il comunicare il senso del progetto e l’organizzazione di un questionario nella zona interessata alla fine dei lavori. A questo scopo verrà istituito un sito che raccoglierà i dati, i commenti e le segnalazioni dei cittadini su ogni lavoro pubblico svolto. Inoltre sul sito si potrà seguire l’andamento dei lavori giorno per giorno, la tempistica prevista, ed eventuali difficoltà riscontrate.


Disabili
Di loro la società si occupa molto poco e Milano non fa eccezione. Qui è difficile integrarsi per chiunque, immaginatevi cosa può voler dire per un disabile. Non è accettabile che non possano salire sui tram, che siccome nei giorni del lavaggio delle strade le automobili possono parcheggiare sul marciapiede il passaggio delle carrozzine sia ancora più difficoltoso di quanto già lo sia normalmente, che pochi locali pubblici prevedano la possibilità del loro ingresso. Bisogna abbattere tutte le barriere architettoniche ma a partire da quelle mentali, pregiudiziali, frutto di ignoranza. Quelle barriere per cui non si vuole parlare di disabili, per cui pochi sanno veramente cosa significhi essere disabile, per cui quasi nessuno li vuole vedere in giro. Questo è fondamentalmente un problema di noi tutti e di cultura, poi un problema di mancanza di scivoli e di servizi igienici per handicappati e di norme speciali.
La diversità è una delle condizioni dell’esistenza. Averla tutti i giorni sotto gli occhi sarebbe in realtà una fortuna perché occasione di confronto, di scambio e quindi di arricchimento reciproco.
Dietro al deficit, all’handicap, al ritardo, c’è un ragazzo con la sua personalità, le sue necessità, i suoi desideri, le sue speranze. Ecco perché un Comune ha il dovere di farsi delle domande e porle alla città intera per trovare delle risposte: chi sono i disabili? Cosa fanno, come vivono, come trascorrono il tempo libero, come si divertono, quali spazi e possibilità hanno per una vita di relazione? Come vivono la città, come la usano? Cosa fa la città per loro, come favorisce la loro autonomia (oltre che col lento abbattimento delle barriere architettoniche)? Perché l’autonomia è l’obbiettivo di tutti coloro che si affacciano all’età adulta o già adulti sono, ed è la maggior preoccupazione dei genitori dei disabili che ogni giorno si chiedono “cosa sarà di mio figlio quando io non ci sarò più?”
Punto di partenza potrebbe essere quello di creare, potenziare e finanziare iniziative e progetti culturali che prevedano e facilitino il coinvolgimento anche di giovani con disabilità. Alcune realtà di questo tipo già esistono, vanno potenziate e favorite, ma soprattutto ne vanno create molte altre. Progetti culturali quindi, ma anche di svago, di ritrovo, di socializzazione, di creazione di rapporti, per aiutare tutti i disabili ad uscire dai loro spazi, mostrarsi e vivere la città.
Va fatto capire ai cittadini che tutto ciò non rientra in una questione di emergenza sanitaria, bensì costituisce un’incredibile opportunità d’arricchimento per tutti. Può aiutare a introdurre nell’immaginario collettivo elementi nuovi: anticorpi orientati ad impedire che la visione della disabilità sia determinata da vecchi e nuovi stereotipi; può aiutare a spalancare orizzonti mettendo sotto gli occhi di tutti persone che quotidianamente devono fare i conti con il concetto di limite; può aiutare a far sì che la disabilità non venga ancora una volta dimenticata.


No smog 2007
Proviamo a dirlo così: sappiamo tutti che nell’inverno 2007 ci sarà l’emergenza smog, l’aria sarà irrespirabile, gli studi seri indicheranno chiaramente che tutti i milanesi respirano ogni giorno sostanze nocive e per questo vivono male, si ammalano, sono a rischio di vita, probabilmente moriranno prima di chi vive lontano da questa città. Siccome questa emergenza si ripete tutti gli anni, com’è possibile far finta di niente, com’è possibile aspettare sempre che il pericolo sia già nei nostri polmoni, com’è possibile reagire sempre e solo con alcune (commercianti permettendo) domeniche senz’auto che tutti sappiamo essere inutili? Non è possibile. Proviamo a dirlo anche così: se tu sai con un anno di anticipo che sta arrivando lo tsunami e decidi di non fare assolutamente nulla, poi quando tutto è allagato metti degli incentivi sull’acquisto delle idrovore, non sei un bravo amministratore, non sei una brava persona, non ti interessa risolvere il problema. Cosa vogliamo fare noi? Noi vogliamo evitare l’emergenza, non fingere di tamponarla. Come si fa? Innanzitutto mettendo la cittadinanza di fronte al problema. Poi chiedendo loro soluzioni di ogni tipo. Poi preparandosi. Un sistema per sconfiggere lo smog c’è: basta non circolare con la macchina e tenere i riscaldamenti parecchio bassi. Bene. Ma questo non si può ottenerlo dall’oggi al domani. Prepariamoci prima. Singoli cittadini, famiglie, comunità, associazioni, gruppi sportivi, esperti, aziende, colleghi, il Comune, tassisti, esperti di altre città, organizzatori di eventi, le ferrovie, i posteggiatori, la Provincia, le aziende dei trasporti, i Comuni limitrofi, gli amici, TUTTI si mettono insieme e trovano soluzioni durante il periodo precedente il disastro, e si fanno anche vere e proprie esercitazioni, per arrivare a gennaio che improvvisamente la città si muove assieme: mezzi pubblici iperefficienti, parcheggi gratuiti fuori città, auto collettive, car sharing, autostop, bus aziendali, taxi ecologici a metà prezzo, biciclette, motorini ecologici e tutto quello che insieme si riuscirà ad inventare, progettare, sperimentare. Vogliamo esagerare? Magari si organizzeranno grandi vendite scontate di maglioni e coperte di lana affinché nelle case si possa abbassare drasticamente il riscaldamento. Perché una comunità si organizza così: se sta morendo a causa dell’inquinamento non è che sta lì a lamentarsi in attesa del tumore, fa di tutto per eliminarlo questo smog: senza sconti per nessuno, senza distinguo, senza finte mezze misure, senza troppa diplomazia, senza prendersi in giro.


Bilancio partecipativo
Una pratica già sperimentata in diverse città che si può riassumere così: un processo decisionale che consiste in un'apertura della macchina comunale alla partecipazione diretta ed effettiva della popolazione nell'assunzione di decisioni sugli obiettivi e la distribuzione degli investimenti pubblici. Ovvero si richiede ai cittadini di partecipare al bilancio per decidere tutti assieme le priorità di spesa, i nuovi investimenti, le emergenze. Può avvenire con internet o con delle consultazioni annuali, o attraverso delle assemblee aperte, dei sondaggi, o organizzando piazze tematiche; può riguardare le spese maggiori (nuovo stadio, un tunnel, un grattacielo…) come anche identificare delle nicchie di interesse solitamente dimenticate dalla politica tradizionale. Può anche riguardare decisioni scomode come il posizionamento di una discarica o l’identificazione di una zona per farci passare una strada molto trafficata. Si tratta di rendere l’operato del Comune molto più trasparente e soprattutto dare a tutti i cittadini la certezza di contare.
Chiedere a tutti i cittadini quali siano le loro priorità sarà la nostra priorità appena eletti: chiamiamola consultazione, referendum, apertura dei quaderni delle doglianze, chiamiamola e organizziamola al meglio, ma sarà certamente la prima cosa da fare.


Finanza etica
Si inizia dicendo che il Comune avrà rapporti economici solo con le cosiddette banche “non armate”, cioè che non finanziano operazioni in armamenti. Così, prima di convincere i cittadini a scoprire, sostenere e favorire la finanza etica, ci si mette in gioco in prima persona. La finanza etica è un tentativo di riagganciare l’uso del denaro alla realtà, aggirare l’alienazione dell’economia immateriale e riportare le relazioni sociali al centro dello scambio. Essa è una reale alternativa all'idea tradizionale di finanza, senza per questo rifiutarne i meccanismi essenziali. La finanza etica pone come suo punto di riferimento la persona e non il capitale, l'idea e non il patrimonio, la giusta remunerazione dell'investimento e non la speculazione. L’obiettivo ambizioso è quello di cambiare radicalmente il sistema bancario, garantendo credito ai soggetti che hanno un progetto economicamente sostenibile e socialmente importante, ma che gli istituti finanziari tradizionali considerano non degni di fiducia perchè privi di garanzie patrimoniali. Insomma, un progetto perfettamente in linea con il nostro e che quindi ci impegniamo a favorire, consapevoli che stiamo parlando della capitale economica d’Italia.


Cartelloni pubblicitari
Milano non è un gigantesco sostegno per affissioni pubblicitarie; non abbiamo costruito le case per rendere i cartelloni più visibili, giganti e stabili; non è giusto prolungare le ristrutturazioni delle facciate per poter continuare ad esporre pubblicità invasiva. Le affissioni pubblicitarie vanno regolamentate e devono essere un ottimo rientro economico per il Comune stesso che così può realizzare i propri progetti più ambiziosi di socializzazione. Le affissioni abusive vanno immediatamente abbattute. Infine, bisognerà cambiare ottica anche nel tipo di affissioni permesse: esistono metodi migliori per dare spazio alla pubblicità senza deturpare la città. Per esempio si possono affidare le grandi affissioni ad artisti di fama o anche sconosciuti e solo dopo la realizzazione dell’opera consentire l’apposizione del logo, che comunque non potrà occupare più del 10% della facciata. I modi ci sono, basta volersene occupare.


Moschea di viale Jenner, Milano
Se c’è un posto dove c’è un posto dove le persone sono costrette a pregare sul marciapiede di fronte a un capannone, questa non è una città. E’ un brutto posto.


Mercati
I mercati all’aperto sono una risorsa e una bellezza cittadina. I mercati all’aperto non possono costituire una concorrenza in via d’estinzione alla grande distribuzione. I mercati all’aperto devono tornare ad essere tassello fondamentale della rete commerciale cittadina. Le strutture che li ospitano vanno migliorate: va portata l’acqua corrente, va aumentata l’igiene, devono essere previsti dei gabinetti pubblici, va assicurato il normale corso del commercio, va tenuta d’occhio la situazione sicurezza. I mercati all’aperto sono luoghi che vanno vissuti, e devono diventare così importanti per l’intera città, che saranno gli stessi mercatari a non permettersi di lasciare a fine mercato quella situazione disastrosa che attualmente è la normalità. La città rispetta i mercati, i mercati rispettano la città.


Decentrare il decentrabile
Milano non è solo piazza del Duomo. Per fortuna. Bisogna pensare Milano non solo centripeta, ma anche centrifuga. I due movimenti non possono che creare energia, sinergia, forza. Non solo i grandi eventi, il centro e le zone notturne vanno spostate dal centro verso le periferie, bensì anche la stessa amministrazione comunale e molti dei suoi uffici per il pubblico. Ovvero: gli uffici che si occupano del mantenimento delle strade, l’anagrafe e tutti gli uffici per il reperimento di documenti, gli sportelli informativi, i centri culturali. E non vanno insediati in periferia in maniera provvisoria, ma proprio che d’ora in poi dev’essere così.
Se abito un po’ fuori voglio sentire la presenza del Comune, non essere abbandonato a me stesso; ma la presenza non è solo pubblica sicurezza e carabinieri, la sicurezza è anche servizi, comodità, uffici a portata di mano. Questa direzione, in parte, è già stata intrapresa dal Comune, ma tali azioni non devono essere delle concessioni fatte alle zone periferiche, deve diventare la regola. E soprattutto questi uffici decentrati non possono essere considerati degli uffici di serie B, poco frequentati, con orari ridotti; no, devono essere dei veri punti di riferimento, devono essere il Comune stesso che si fa in quattro - anzi: in venticinque, in cinquanta, in centoventi - per essere ovunque con la stessa forza.


Affissioni civiche e civili
E’ un progetto ambizioso e molto importante. Il patrimonio delle affissioni non può essere devoluto alla sola pubblicità commerciale. Di affissioni necessiterà il comune stesso per comunicare con i cittadini. Con le affissioni si potranno organizzare eventi, p. e. importanti mostre fotografiche di enormi ritratti o di foto di altri paesi. Sicuramente quegli spazi – anche quelli importanti – andranno dedicati alla pubblicizzazione di eventi culturali. Infine, si organizzeranno vere e proprie campagne di educazione sociale, comunicazione civica e civile: cartelloni pubblicitari consiglieranno di non usare la macchina, di consumare di meno, di andare in giro coi mezzi pubblici; sconsiglieranno un uso eccessivo della televisione, magari anche del telefonino (soprattutto allertando sugli eventuali rischi); potranno esserci campagne sul tempo libero, sull’importanza di scegliersi il lavoro giusto, sulle ingiustizie, sui mancati diritti dei lavoratori in nero.


Si può
Immaginarsi un futuro migliore, un mondo migliore, una città migliore. E’ lecito farlo se non doveroso. L’utopia sta nel credere che questo non sia possibile. Il mondo cambia in continuazione e la direzione la scegliamo noi giorno dopo giorno. Non è vero che non c’è più niente da fare, non è vero che è troppo tardi, non è vero che ormai è così, non è vero che tutto ciò è inevitabile.


Università della terza età
Già c’è. Non è un’idea nostra. Ma le buone idee vanno accolte, favorite, potenziate; altrimenti diventano scatole vuote. Questa è una di quelle. Perché chi non ha avuto la possibilità di studiare deve avercela ora. Anche queste istituzioni devono essere messe in condizione di eccellere: l’università della terza età non deve essere un’università di serie B. E sarà un bene prezioso per tutti.


Lavoro
A noi che si continui ad appiccicare a Milano solo l’etichetta di città dell’operosità non è che ci sembri molto benaugurate per il futuro: perché non si può né si deve solamente lavorare. Ciò non toglie che il lavoro sia importante. Tanto è importante che per noi lavoro significa la possibilità di trovarne uno soddisfacente ed appagante, retribuito secondo i propri sforzi e in relazione alle esigenze di questa città e del suo carovita, svolto in condizioni ottimali, inserito in un contesto sociale vivo e non disumanizzante.


Sport minori
Sport minori o sport in genere. Vorremmo che per il Comune e per il suo assessore, lo sport non fosse solo la serie A del gioco del pallone. Esistono altri sport, altre attività, altri giochi anche dimenticati; molti di questi hanno anche più bisogno di aiuto. Poi ogni tanto ci immaginiamo che sarebbe bello - anche se un poco pericoloso - che in giro per la città i ragazzini milanesi, come anche gli adulti, giocassero a lipparella (che poi a secondo della zona si può chiamare lippa, s’cianco nizza o maz e pindol). Non si intende per questo trascurare il calcio e il suo forte potere aggregativo; addirittura più d’una volta abbiamo pensato di proporre la creazione di una terza squadra che – con estrema calma e pazienza - ambisca alla serie A, una squadra che parta dal basso, che nasce oggi e che quindi sarebbe difficile non tifare tutti assieme. Più che vincere lo scudetto, sarebbe bello vederla crescere.


Orientamento al lavoro
Servono corsi di orientamento per chi cerca lavoro e anche per chi vuole o è costretto a cambiarlo. Saranno organizzati in collaborazione con le aziende e con professionisti del settore. Saranno sia corsi, sia vera e propria agenzia comunale di lavoro: punto di riferimento, smistamento, messa in rete della domanda e dell’offerta.


Imbucato comunale
Ci piacerebbe sperimentare questo progetto che dovrebbe servire a scalfire un antico vizio dei milanesi: quello di frequentare quasi esclusivamente persone della propria cerchia lavorativa, del proprio ambito professionale, se non addirittura dello stesso albo professionale. Chi desidera andare a una festa di sconosciuti si iscrive nelle liste dell’imbucato comunale; chi dà una festa e desidera invitare una o più persone nuove, fa richiesta al Comune, il quale gira l’invito ai primi della lista. Sicuramente rischi ce ne sono, ma, oltre al fatto che quasi sempre “il maggior rischio è non rischiare”, qui si rischia di conoscere meglio le persone che convivono un suolo comune.
E’ questo un progetto prioritario? No, ma fa parte del tutto, ne è un tassello.


Giornate senza televisione
Sembra solo una provocazione ma non lo è. Provate a immaginarvi anche solo una sera in cui nessun milanese guarda la tv. Cosa può succedere? Aumento delle nascite, feste spontanee, ritrovi di massa ma anche amici che vanno a trovarsi nelle case, locali aperti, persone per le strade, conoscenze inaspettate, divertimento, novità, socializzazione, i cittadini che tornano a parlarsi. Insomma, diciamolo, una rivoluzione.
Vi ricordate il black-out? Non sarebbe bello il black-out temporaneo di alcune cose, con il frigo e il respiratore artificiale negli ospedali che continua a funzionare? Nella penombra dell’emergenza si rischia di riscoprirsi comunità.


Orti e giardini
Organizzare dei veri e propri orti e dei piccoli/grandi giardini mantenuti da classi di studenti che decidono come programmarli e se ne occupano in prima persona. Degli orti di tutti. Far sì che si possa mettere in pratica del vero giardinaggio e anche dell’agricoltura di sussistenza. Dare gli strumenti perché i giovani si possano realmente “sporcare le mani”!


Telefonini
Ci piacerebbe che il Comune finanziasse un’importante ricerca sugli effetti dell’uso dei telefoni cellulari per l’essere umano. Perché li usiamo tutti tantissimo, sicuramente troppo, e vorremmo sapere a cosa stiamo andando incontro. Perché serve a noi cittadini milanesi come a tantissime altre popolazioni. Perché la politica di un comune non deve fermarsi alle urgenze contingenti e deve avere una visione un po’ più ampia dei propri compiti. Perché cominciamo ad occuparci di noi pensando di poter occuparci di tutto il mondo. Perché di certi problemi ci sembra miope e sbagliato continuare a credere che se ne occuperà qualcun altro e intanto invece nessuno fa niente. Perché le istituzioni dovrebbero essere le migliori sedi per garantire imparzialità nell’informazione.
Proponiamo questa come ricerca e inchiesta, ma giusto per partire da qualcosa che ci tocca tutti in prima persona. Sarà l’inizio. Decideremo insieme su cos’altro fare luce.


Aiuole sponsorizzate
Va bene che il privato decida di farsi pubblicità regalando alla città un pezzo di verde invece che sbattendole in faccia un cartellone invasivo, ma ci deve essere una proporzione tra il nome dello sponsor e il verde realizzato. Non può essere sufficiente piantare una petunia per avere un cartellone 4x3 col proprio logo. E il verde, oltre ad essere piantato, va anche mantenuto, curato, custodito. Infine sarebbe anche bello che non si pensasse solo a delle petunie: ogni zona, ogni quartiere, ogni angolo della città potrebbe essere pensato con più cura. Diciamo che noi pensiamo che un po’ di inventiva non guasterebbe, anzi. Poi certamente i problemi urgenti sono altri.


Pagamenti
Uno dei grossi problemi degli enti no-profit e di altre associazioni non a scopo di lucro sono i pagamenti da parte del Comune, che avvengono con forti ritardi. Facciamo in modo che almeno per queste situazioni limite, per coloro che con i soldi pubblici fanno del bene alla comunità, per coloro la cui sussistenza dipende da questi pagamenti, facciamo in modo che questi avvengano in modo tempestivo e garantito.


Radiobus
Pochi sanno che esistono, pochi ne usufruiscono. E’ una bella idea che può aiutare fintanto che i trasporti pubblici continuano a mostrarsi carenti. Poi, quando ci saranno più tram e bus ecologici che automobili private, e questi saranno ovunque, a qualunque ora, rapidi e puntuali e molto comodi, i radiobus serviranno solo per le situazioni di emergenza e di difficoltà, così da poter garantire il servizio a tutti.


Aiuti ai giovani genitori
Dei luoghi fisici e un sito internet dove incontrarsi, scambiarsi consigli e oggetti (vestiti, passeggini, box e lettini). Perché spesso i giovani genitori hanno problemi comuni e il desiderio di confrontarsi; perché chi ha trovato delle soluzioni è bene che le condivida anche per migliorarle; perché l’autoorganizzazione è importante in una comunità; perché – fermo restando l’importanza dei consultori e degli assistenti sociali – certe cose sono più immediate tra mamma e mamma; perché i bambini di una città è bene che si conoscano fra di loro anche oltre alle barriere del proprio asilo.


Corsi di formazione ed aggiornamento
I corsi di formazione e aggiornamento devono diventare un momento fondamentale nella carriera di un lavoratore. Non un noioso obbligo da assolvere, non un’inutile pausa per poi continuare a lavorare come prima, non un impedimento. Bensì strepitosa occasione di accrescimento, momento di messa in discussione del proprio operato, trampolino per migliorare e ripartire con nuove motivazioni. Ne servono molti, specifici, qualificati e qualificanti. Saranno così invidiati che faremo formazione per l’intero paese. Magari – sul modello già sperimentato da altre realtà – potrebbe essere interessante prevedere un rientro economico: al momento dell’ottenimento del lavoro l’azienda che assume è tenuta a pagare una piccola cifra agli organizzatori del corso.


Spazi per vecchie e nuove compagnie teatrali
Il teatro a Milano non è costituito solo dai grossi teatri e dalle cosiddette istituzioni stabili. Ci sono molte realtà che negli ultimi anni si sono create e hanno cominciato a farsi vedere in giro. Sono realtà che nonostante tutto sono riuscite a nascere, diamogli lo spazio per crescere e soprattutto per decidere di restare qui. E poi, una volta spronata e supportata la produzione, bisognerà aprire nuovi teatri perché i cittadini vorranno assistere agli spettacoli, alle performance, alla parola dal vivo. E quando partiranno le tournèe, il buon nome di Milano farà il giro del mondo con loro.


Turismo
Milano sulla carta ha tutte le prerogative per essere una meta turistica anche per i giovani. Ma la carta non basta, servono i fatti, le strutture, l’organizzazione. Non si possono avere solo un paio di ostelli della gioventù, non si può avere un solo campeggio, non si può essere così carenti sull’accoglienza, non si possono avere orari da coprifuoco, non si possono avere uffici del turismo quasi nascosti, non si possono offrire solo discoteche. Chiunque si sia trovato con uno zaino sulle spalle in qualsiasi città d’Europa, sa bene di cosa stiamo parlando. Chi non ha avuto questa fortuna, si immagini un giovane ragazzo di Oslo che arriva all’una di notte in stazione Centrale.


Comunicazione
Vista l’attenzione che vogliamo porre all’informazione, vogliamo che i cittadini siano informati su ciò che sta facendo il Comune. Sia potenziando i metodi tradizionali, sia adottandone di nuovi: newsletter elettroniche, pagine gratuite nei giornali, grandi affissioni. Stiamo parlando di campagne di sensibilizzazione, annuncio di eventi, richiesta di partecipazione. Non è una questione di propaganda, né di monopolizzazione della comunicazione; è questione di comunicarci quello che stiamo facendo insieme, perché tutto è migliorabile e perché solo se so cosa sta accadendo posso dire se sono d’accordo o meno, se posso dare una mano o no, se approvo la direzione intrapresa o se propongo una strada completamente diversa


La faccia della città
Milano c’ha una brutta faccia. A volte è il suo bello. Spesso è il suo brutto. Con le potenzialità che ci sono, con le eccellenze, con le idee, con il gusto del fare, dovrebbe essere che appena metti piede a Milano resti a bocca aperta, chiami gli amici per raccontargliela, ti siedi e non solo ti chiedi cosa abbia Milano in più della tua città, ma guardandoti intorno trovi anche le risposte.


Scambi internazionali con altre scuole all'estero
Esiste il progetto Erasmus per le università, bisognerà organizzare un progetto analogo, magari per periodi più brevi, per le scuole. Progetto che in nuce già esiste; la differenza sarà nei numeri, nel renderlo sistema, nell’ampiezza e nel farlo diventare culturalmente valido e non una moda. Non ci saranno solo scambi con i sobborghi inglesi o americani, si potrà scegliere fra innumerevoli mete, si potrà conoscere il mondo e le altre culture, si tornerà in città arricchiti e arricchenti, non solo di come si studia all’estero, ma anche di come si vive, cosa si mangia, come si passa il tempo libero. E quando saranno i giovani delle altre città a venire qui da noi, sarà un ottimo momento per sperimentare e affinare la nostra accoglienza.


Utopia
Per amore di paradosso le nostre sono utopie realizzabili. Ovvero: non sono utopie. Lo sembrano perché si sganciano e allontanano dalla realtà attuale e spesso miope, lo sembrano perché sono altrove, ma non lo possono essere perché sono progetti fattibili, reali, concreti. Allora ci piace anche chiamarle utopie milanesi, ovvero: in nessun luogo ma a Milano.


Rete di bed sharing
Un progetto già sperimentato in altri luoghi e in precise occasioni, un progetto che può sembrare un gioco ma che ad un certo punto si trasforma in soluzione.
Chi in casa ha una stanza vuota o un letto che non usa, si iscrive nelle liste del bed sharing; di tanto in tanto il Comune gli chiederà se vuole ospitare una professoressa invitata a un convegno o un giovane studente che ha bisogno di consultare una nostra biblioteca; in cambio si potranno ottenere biglietti omaggio per spettacoli teatrali, per i mezzi pubblici, per cinema e concerti, oppure posti letto in altre città convenzionate. Ovviamente, un centro di smistamento comunale garantirà per entrambi: ospiti e invitati.


Educazione e scuole
Noi siamo in gran parte quello che ci hanno insegnato ad essere. Siccome dobbiamo migliorare - perché non siamo molto preparati - dobbiamo iniziare dal migliorare gli insegnamenti. Per migliorare gli insegnamenti, oltre all’organizzazione, bisogna porre molta attenzione agli insegnanti. Il corpo docente va motivato, migliorato, spinto all’eccellenza. Perché la pedagogia è il vero punto di partenza, e se cominciamo a dimenticarcelo noi, poi è difficile che continuino a crederlo coloro che se ne occupano quotidianamente e spesso malpagati (sia in senso economico, sia in senso di riconoscimento).


Mediatori culturali
Che sembra un parolone ma non l’abbiamo inventato noi. Fondamentalmente è qualcuno che conosce le lingue e non si accontenta di conoscere solo la propria cultura. Perché spesso liti, problemi, discussioni nascono dalla pura incomprensione. Incominciamo a capirci, poi troveremo soluzioni; o meglio: capire qual è il problema è già metà della sua risoluzione. I mediatori culturali dovranno essere al servizio di tutti, reperibili e pronti ad intervenire sul luogo del bisogno: perché in una città che aspira a diventare multietnica e multiculturale non puoi mai sapere quando ti capiterà di avere a che fare con qualcuno che non parla la tua lingua. E se i mediatori culturali avessero un numero di emergenza?


Scambi giovani-anziani
Le scuole elementari e le scuole medie incontrano gli anziani, i quali vanno in classe a raccontare la propria esperienza, e soprattutto passano del tempo con i ragazzi e le ragazze e in qualche modo si adottano a vicenda. Quindi poi saranno i bambini e le bambine ad andare in visita negli ospizi, negli ospedali, nei luoghi degli anziani.
Questo progetto, come altri, ha valore soprattutto sui grandi numeri, soprattutto se diventa sistema, abitudine, certezza; perché un paio di anziani che vanno alle elementari o due ragazze che vanno in ospedale, servono sicuramente ma non cambiano lo stato delle cose.


Trasporti pubblici
I trasporti pubblici dovranno essere al più basso impatto ambientale possibile, senza risparmio alcuno, senza calcolo di convenienze: non dovranno più inquinare.
I trasporti pubblici dovranno diventare una certezza per tutti i cittadini di modo da trasformarsi in un’abitudine. Tutti useranno ovviamente i comodissimi mezzi pubblici, saranno gli sfigati ad usare la macchina; e non viceversa. I mezzi pubblici saranno una specie protetta, dovranno andare più veloci, sempre più spesso ci troveremo in coda con la nostra macchinina e file di autobus abitati da viaggiatori allegri e festanti, ci supereranno suonando il clacson; i mezzi pubblici avranno corsie preferenziali, meno semafori, percorsi alternativi; gli autobus per Milano dovranno diventare come le vacche in India: sacri e venerati; magari un giorno chi potrà vantare in famiglia un conducente ATM lo racconterà agli amici per far bella figura.
I trasporti pubblici dovranno essere garantiti anche di notte, perché i milanesi dovranno essere liberi di muoversi a qualunque ora anche senza possedere un’automobile. Sappiamo bene che tenere aperta la metropolitana tutta la notte potrebbe avere dei costi difficili da sostenere nell’immediato. Va bene. Cominciamo a garantire autobus e tram. Ma non un bus ogni ora e solo in alcune zone. Una rete di mezzi di superficie che garantisca la viabilità notturna pubblica. E poi, siccome la città non è solo il centro, vanno potenziati in maniera sostanziale i mezzi pubblici che collegano la città ai Comuni limitrofi.


Privatizzazioni
Tendenzialmente a noi non sembra una grande idea prendere la roba che è di tutti e venderla a un singolo privato per poi mettersi tutti in coda per farsi vendere da lui dei servizi a caro prezzo. Poi ci sono situazioni particolari, poi c’è la questione della concorrenza e delle competenze specifiche, poi c’è la necessità di monetizzare, poi c’è il desiderio di avere dei soldi per poter realizzare grandi progetti sociali. Ma i modi ci sembrano francamente altri.


Il centro che gira
Diversi luoghi della città, sparsi ovunque, diventano per un determinato periodo dell’anno e a turno, CENTRO. Creazione di aree pedonali provvisorie, chiusura del traffico, presenza di uffici comunali, inaugurazioni, aumento dell’illuminazione. Se non fosse molto problematico per la viabilità sarebbe anche bello mutare la segnaletica cittadina e riorganizzare i cartelli che segnalano la via per il “CENTRO CITTA’”; “ma è impossibile!”, direte voi. Va bene, accordato, ma si possono pensare nuovi cartelli che indichino con chiarezza la direzione da seguire per raggiungere il “NUOVO CENTRO PROVVISORIO”.


Piazze informate
Ci saranno una o più piazze dedicate all’informazione; in piazza si discuterà con i protagonisti stessi su cosa sta accadendo nel mondo, in piazza si potrà avere dalla singola notizia al più ampio approfondimento. Se si riuscirà, all’inizio sarà lo stesso Comune a commissionare delle inchieste sulla città ma anche sul resto del mondo. Perché Milano deve diventare anche la città dell’informazione, della controinformazione, dell’informarsi in tutti i modi. Sapere, per essere più pronti. Perché in un momento in cui l’informazione sembra quasi ingolfare la nostra vita eppure non sappiamo niente, le informazioni vere bisogna andarsele a prendere di persona. Ci sarà un sito, ci saranno eventi, convegni, discussioni pubbliche, conferenze, materiale consultabile, immagini, video, dibattiti e possibilmente vere e proprie azioni di intervento sulla realtà, ovvero: la città che si mobilità nei confronti di qualcosa che ha scoperto, che sa essere vero, che non può più negare di conoscere. Si mobilita con la protesta, con la raccolta fondi, con la presa di posizione collettiva.


Palcoscenici naturali ed artificiali
Far proliferare in città la presenza di palcoscenici (naturali o anche minimamente strutturati per esempio con un tetto per la pioggia) dove i giovani possano organizzare esibizioni autogestite.
Questo progetto si inserisce in un contesto più ampio di ripensamento delle strutture di gioco per bambini. La domanda è: come mai si pensa quasi esclusivamente a strutture di arrampico, scivoli, tunnel, anelli? Non è questa una visione un po’ scimmiesca dell’educazione? Non esistono modi migliori per allenare i nostri bambini anche all’arte, allo spettacolo, alla cultura? E siccome non ci interessa chiuderli in una biblioteca a 5 anni, non si possono inventare dei metodi d’apprendimento e d’avvicinamento al sapere che siano divertenti, giocosi e da farsi all’aria aperta? Noi pensiamo di sì.


Raccolta differenziata
A Milano c’è il mito che “tanto alla fine rimettono tutto insieme; noi stiamo qui a sbatterci per dividere la carta, le lattine, il vetro e le pile e poi loro buttano tutto insieme perché gli costa meno”. Capiamo cosa succede alla nostra spazzatura differenziata! Perché nessuno ha voglia di stare a far fatica a dividere tutto per poi sentirsi dire che non serve a niente; mentre tutti sono disposti a fare questo piccolo sforzo se sanno con certezza che questo ha un impatto sull’ambiente. Una volta comunicato a tutti che a Milano la raccolta differenziata si fa eccome, non ci saranno più scuse, fine delle giustificazioni.


Assessorato all'accoglienza
Potrà chiamarsi così, come anche in altro modo. Potrà essere un assessorato o avere altra forma. Ma si occuperà di accogliere, assistere chi arriva, far star bene chi resta, far sapere nel mondo che si può venire, unire chi già c’è con chi vorrebbe esserci, traghettare Milano verso l’obiettivo di capitale mondiale dell’accoglienza.


Consociazione degli acquisti
Se si compra insieme, si compra meglio e si paga meno. Se tutta Milano insieme comprasse l’automobile elettrica, ce la porteremmo a casa ad un prezzo ridicolo. Questo il principio. La pratica è quella di incentivare qualsiasi sorta di consociazione degli acquisti: da quella condominiale a quella di quartiere, fino ad arrivare a quella comunale. Il Comune stesso deve farsi esempio per incentivare i gruppi d’acquisto solidale (GAS), comperando sempre come comunità ed acquistando in primis da produttori locali, artigiani, piccole realtà.
Un tentativo molto ambizioso è quello di arrivare ad imporre ai gestori telefonici (sia telefonia fissa sia telefonia mobile) un abbassamento delle tariffe, altrimenti ci si rivolgerà in blocco ad altro gestore. L’Italia ha le tariffe telefoniche fra le più alte al mondo. Com’è possibile? Iniziamo noi come Comune a fare sentire la nostra voce, ed altri seguiranno. Un’amministrazione locale può anche servire a segnare la via, per la Nazione, per il mondo.


Arredo urbano
Milano capitale del design, ma com’è che poi il design della Milano che vediamo tutti i giorni non interessa a nessuno? Design non vuol dire solo cose strane, prezzi alti, oggetti incomprensibili. Design è funzionalità, intelligenza, novità. Come la città che deve essere funzionale, intelligente, nuova.
Le idee sono tante, alcune sperimentali, altre già sperimentate, molte ancora da trovare, proporre, realizzare. Si deve pensare ad arredi accoglienti, confortevoli, d’aiuto, di stimolo; magari anche provvisori e riciclabili. Si può pensare a panchine circolari; a bacheche di quartiere esposte e ben visibili; a luoghi e percorsi di incontro; ad amache, seggiole e sdraio per tutti nei parchi e nei giardini; a fontane; in alcune zone ad un arredo urbano deciso dai bambini; a servizi igienici più funzionali e soprattutto più frequenti; ai muri della città che raccontino e ricordino il passato attraverso targhe, foto, monumenti; e l’elenco potrebbe non finire mai.


Vendere e comprare
Il commercio è un punto fondamentale per una città come Milano, però bisogna ricordarsi che il commercio si fa in due. C’è chi vende e c’è chi compra. Il Comune deve garantire entrambi.


Nuove materie
I tempi cambiano ma non si semplificano. Bisognerà aggiungere nuove materie d’insegnamento. Dovranno essere sia materie integrate nel normale piano di studi, sia materie extrascolastiche, sia – magari – corsi monografici all’interno di altre materie. Per il momento ne elenchiamo alcune, ma sarà dovere del corpo docente e del corpo studentesco proporne di diverse e più urgenti. Si sbizzarriscano, perché non sentiranno dire dal Comune “non ci interessa”. Ipotesi di nuove materie: educazione alle immagini; comprensione dei propri ruoli nella storia dei sessi rivedendo i concetti di patriarcato, femminismo, matriarcato; educazione civica con particolare attenzione al chiarimento del concetto “un giardino pubblico, un quadro in un museo, uno svincolo, un castello sforzesco, sono cose anche tue in quanto sei un cittadino”; educazione al consumo, ovvero il consumo critico e il non-consumo, ovvero “la maggior parte delle cose che ti compri non ti servono”; educazione all’informazione, alla controinformazione, alla manipolazione dell’informazione; internet e il suo uso intelligente; i fondamentalismi nel mondo; educazione alla pace; nuove energie, energie rinnovabili ed educazione al risparmio energetico; storia delle religioni.


Le cose che mancano
Sicuramente ce n’è tantissime, non si può essere esaustivi sull’esistenza, onnicomprensivi sull’universo. E poi ci sono i problemi che verranno fuori man mano. E poi ci sono le cose che ora è proprio impossibile sapere come si fanno. Ma non ci agitiamo. Crediamo che le soluzioni, le suggestioni, anche le domande aperte che qui proponiamo, siano un bell’esempio per immaginarsi come intendiamo occuparci di tutto ciò di cui qui non parliamo.


Cascine
Nel Comune di Milano ci sono più di 100 cascine che ora non sono più niente. Bisogna occuparsene. Fanno parte della storia di questa città, ameremmo facessero parte anche del nostro presente. Si possono riconvertire, si possono riattivare e far ripartire, si possono dare in gestione a giovani volenterosi, ad associazioni, a chiunque abbia voglia di farci qualcosa di utile per la collettività. Di una cosa siamo certi: sono posti bellissimi che devono tornare tali, perché buttarle giù non sarebbe per niente bello e invece molto impoverente.


Intrattenitori urbani
La città sarà invasa da una nuova figura: l’intrattenitore urbano. Possibilmente in ogni quartiere, possibilmente più di uno per quartiere. L’intrattenitore urbano è un essere umano che conosce la storia della sua città, del suo quartiere, che può aiutare l’anziana a portare i suoi sacchi di libri al terzo piano, che può assistere lo straniero, che può consigliare il residente. Sembrerà stupido, ma forse saprà anche raccontare le barzellette, suggerire una ricetta per 8 persone, offrire un toast a chi ne ha bisogno. Forse una figura che faccia dimenticare quella dell’ausiliario della sosta, non per forza eliminandola, ma accrescendola, preparandola alla strada - ovvero culturalmente e psicologicamente – e rendendola più utile. Un’assistente sociale da marciapiede, che sia anche custode degli spazi pubblici, intrattenitrice, aiuto concreto. Tutti possono diventare intrattenitori urbani, senza limiti di età, sesso, provenienza.


Biciclette
L’uso della bicicletta sarà incentivato, aiutato, applaudito e premiato. Bisogna decuplicare le piste ciclabili e soprattutto far diventare reali quelle esistenti, che sono dei brevi tratti nel deserto. Piste ciclabili con servizi per ciclisti, percorsi ciclabili con punti di incontro, e se si arriverà ad avere degli stormi di ciclisti come in Cina, sarà bellissimo.


Eventi usa e getta
Non ci interessa che gli eventi si svolgano a Milano e una volta terminati la città rimanga quella di prima: identica, immutata, puro contenitore; non ci interessano quegli eventi che adoperano Milano come pura e semplice “location”. Questo vale soprattutto per gli eventi che la città già organizza (vedi Moda, vedi Salone del mobile, vedi Smau, vedi maratona), perché per i progetti nuovi diventerà regola intrinseca e immancabile. Verranno privilegiati quegli eventi che garantiscono una pluriennalità, una durata, e un legame concreto con la città. Ma soprattutto gli eventi – di qualsiasi tipo – devono lasciare qualcosa a Milano e ai suoi cittadini. Fosse anche solo una panchina o una piazza rimessa a nuovo, fosse anche un museo o un istituto di ricerca, fosse quello che fosse, Milano deve diventare un polo culturale vivo in continua espansione e non uno spazio da affittare.


Studenti
Milano deve diventare una vera città studentesca. O meglio: Milano già lo è per affluenza di studenti residenti, non residenti e stranieri. Sono i servizi per gli studenti che mancano o sono molto carenti. Bisogna assicurare loro affitti accessibili per non obbligarli al pendolarismo e per assicurare il diritto allo studio, bisogna organizzare biblioteche aperte anche di sera, alloggi specifici, accoglienza, punti di riferimento, ostelli, facilitazioni economiche, convenzioni, assistenza. Bisogna ricordarsi anche degli studenti stranieri, decuplicare i mediatori culturali a servizio di tutti coloro che ancora non conoscono la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra città. Abbandonare gli studenti a loro stessi non serve proprio a nessuno.


Asili notturni
Veri e propri asili aperti di sera e disponibili per tutta la notte, situati vicino ai locali, vicino ai cinema, vicino ai teatri per permettere ai genitori di uscire di casa la sera, senza preventivarlo con giorni e giorni di anticipo, senza pagare una baby-sitter e in estrema tranquillità. Perché avere un figlio non significhi dover perdere tutti gli amici, i propri interessi, la socialità. Perché avere un figlio non significhi rinfacciargli tutto ciò che non ti permette più di fare.


Scuole, università, centri culturali
Tutte le istituzioni che riguardano l’istruzione dovranno diventare dei centri vivi, attivi, presenti. Dovranno essere luoghi aperti alla città. Dovranno diventare punto di riferimento per convegni, incontri, lezioni con le personalità mondiali della cultura, del pensiero, dell’arte, della scienza e della tecnica. Istituzioni invidiabili e autorevoli. Dovranno diventare luoghi catalizzatori e comprendere nella loro funzione, oltre all’insegnamento degli studenti e del corpo docente, il diffondersi del sapere per l’intera città. Dovrà nascere una sorta di rete del sapere, gli atenei e le istituzioni dell’educazione dovranno essere messi fortemente in collegamento e creare un’entità cittadina che innalzi il livello del dibattito culturale e sia d’esempio per tutti e costantemente. Milano deve diventare capitale dell’istruzione e del sapere, ma non per appiccicarsi addosso un’inutile etichetta, bensì per poter contare su un enorme bacino di sapienza e cultura che sia propulsore, controllore, garante e spina nel fianco dell’operato di tutta la città e delle sue istituzioni.


Permesso di soggiorno
Non entriamo nel merito – che riguarda il Ministero dell’Interno e dunque non l’amministrazione cittadina – della disumana pratica alla quale gli stranieri sono costretti per ottenere il permesso di soggiorno: tutta la notte in coda davanti agli uffici preposti nella speranza di essere ammessi. Però, a una città che si trova di fronte a questa emergenza, cosa vieta organizzare alcune elementari strutture per alleviare l’attesa? Per esempio approntare dei gazebo, accendere delle stufette se fa freddo, magari pagare anche due suonatori o quattro artisti di strada. Se ti metti lì in coda lo sguardo ti muta senza sforzo e capisci che spesso l’umanità è altra cosa dalle delibere.


Zone notturne
Il progetto è quello di far sì che le zone del divertimento notturno siano mobili, si spostino, ruotino settimanalmente. Così da far conoscere di più la città, così da evitare di avere la città suddivisa in zone vive e zone morte, così da distribuire onori ed oneri dell’ospitare il popolo della notte. Perché ricordiamoci che di notte non c’è solo illegalità. E soprattutto dove c’è vita, giovani, divertimento, cultura, accoglienza, anche “festa”, l’illegalità ha molta più difficoltà ad attecchire e prosperare.


Corsi di italiano per stranieri
Già ci sono. Ma dovranno essere di più, meglio organizzati, in certi casi più specifici alle esigenze se non del singolo, perlomeno del gruppo. C’è chi vuole conoscere l’italiano per leggere Dante e Manzoni; c’è chi deve impararlo per studiare e poi trovare lavoro; c’è chi dell’italiano ne ha bisogno subito per capirsi su un cantiere ed evitare di precipitare da un ponteggio fraintendendo una manovra di una gru, che in turco si dice turna cusu e in albanese vinç.


Estate a Milano
C’era un tempo in cui Milano d’agosto si svuotava, chiudeva, si desertificava. Ora non è più così. Sarà che forse in giro non c’è tutta questa ricchezza che si millanta e molti quattro settimane di ferie non possono permettersele, sarà che sono cambiati i ritmi del lavoro, sarà quel che sarà, ma oggi Milano d’agosto vede sempre più milanesi guardarsi in faccia e chiedersi: che si fa? Perché è rimasto il deserto ma è tornata la popolazione e ciò non è molto civile. Allora facciamo rimanere anche un’idea di Milano accogliente e culturalmente valida per tutto agosto. Così chi resta non ha la sensazione che Milano sia un centro commerciale in ferie, chi viaggia possa sceglierla come meta delle proprie vacanze culturali, chi torna è fiero di essersi perso qualcosa.


Campagne di disincentivo all'utilizzo della macchina
Le campagne avverranno sui cartelloni pubblicitari, con l’organizzazione di specifici eventi, con una forte campagna di informazione, offrendo valide alternative. Faremo di tutto per convincerci a non andare in macchina e soprattutto a non viaggiare mai da soli. E cambieremo il sistema delle multe introducendo il concetto della recidività, ovvero: la prima e la seconda multa che prendi in un anno costano meno delle attuali multe, poi se continui ad infrangere la legge paghi di più, molto di più.


Spazio pubblico per eventi culturali
Quale migliore spazio si può pensare per un evento culturale che si rivolge all’intera cittadinanza? E allora facciamo che sia più semplice ottenere i permessi di utilizzo per lo spazio che è di tutti ed è in gestione al Comune. Ovviamente bisognerà vigilare sui progetti e su gli organizzatori, ma sarebbe bene partire da una posizione di collaborazione, di fiducia; sarebbe auspicabile quasi una sorta di gratitudine per chi insiste e fa proposte affinché il patrimonio comunale non venga abbandonato a se stesso.
Questo discorso vale anche per gli immobili pubblici, soprattutto per quelli lasciati inutilizzati e che invece sarebbero una linfa vitale per la vita culturale cittadina. Spesso le cose per nascere hanno solo bisogno di spazio; tenersi per sé o per nessuno spazio utilizzabile, è una visione abortiva e mortifera della città.


Piazze
Molte piazze che c’erano, ora non sono più piazze e bisogna che tornino ad esserlo. Le piazze sono il centro, il fulcro, il cuore della socializzazione, della comunità, della città viva che si incontra. A volte per far rinascere una piazza è sufficiente chiuderla al traffico. E dove invece piazze non ci sono, bisognerà farle ex novo, crearle, farle spuntare; perché dove piazze non ci sono la città comincia a morire.
La città nasce da una piazza, la grande città deve essere una immensa piazza fatta di piazze: piazze tematiche, piazze con monumenti, piazze ad memoriam, piazze-giardino, piazze per discutere, piazze mercato, piazze per passeggiare, per esserci, per incontrare. Mettiamoci in piazza, perché a forza di stare chiusi nelle nostre casette che diventano sempre più piccole ed angoscianti, i problemi sembreranno sempre più insormontabili e irrisolvibili, e la solitudine un dato di fatto inevitabile.


Piccole biblioteche ambulanti
Già ne esiste una ma nessuno lo sa. Dovranno essercene di più, meglio organizzate, molto meglio comunicate a tutti i cittadini.


Oratorii laici ed oratorii
Favorire quelli già esistenti e creare ad hoc nuovi luoghi di incontro per giovani in età scolare, favorendo anche la nascita di luoghi autogestiti, perché i giovani si conoscano, facciano progetti assieme, si sentano a loro volta una comunità nella comunità; perché i giovani non vengano abbandonati al predominio televisivo, ma vedano la televisione come una delle tante possibilità e sicuramente non la migliore. In questi luoghi bisognerà anche organizzare molti corsi per ragazzi, dalla chitarra alla cucina al teatro, dall’informatica allo shiatsu, affinché i giovani non siano costretti ad iscriversi in strutture spesso molto care.


Autostop system
Si tratta di creare un sistema per cui dare passaggi in città è conveniente e richiederli è sicuro. La convenienza può essere la raccolta di punti che dà diritto a premi o buoni benzina, può essere l’encomio della città, può essere che chi chiede il passaggio divide le spese di viaggio. La sicurezza è data da un sistema per cui chi chiede il passaggio “conosce” colui a cui propone di fare un tratto di strada assieme e viceversa, perché per partecipare all’autostop-system bisogna iscriversi, lasciare giù i propri dati, essere in possesso di una tessera di riconoscimento e magari per i più diffidenti (o agli inizi della sperimentazione) si può anche istituire un numero verde al quale comunicare lo spostamento che si sta per compiere e le generalità delle persone a bordo.
Vantaggi di questo sistema: risparmio energetico, risparmio economico, diminuzione dell’inquinamento, socializzazione, meno macchine abitate da una sola persona, il progetto costa pochissimo, più gente che comunica, nuove conoscenze, la città che si muove tutta assieme.


Vieni a vedere quello che invece c'è nel mio quartiere
L’idea è quella di connotare fortemente ogni singolo quartiere, magari con un particolare arredo urbano, valorizzando e integrando monumenti o realtà locali, facendo nascere interessi di quartiere che diventino “eccellenze” (l’arte, la musica, il jazz, le bocce, la cucina etnica, il teatro sperimentale, il giardinaggio, il liscio, quant’altro). La sperimentazione potrebbe chiamarsi: inorgoglire il quartiere.


Si può
Realizzare questi progetti. Non sono utopie, non sono scherzi, non sono impossibili, non sono privi di copertura economica, non sono fantasie campate in aria. Sono uno spostamento di sguardo, prendono il problema da un diverso punto di vista, e non solo se ne occupano realmente ma rischiano pure di risolverlo.


Deregolamentazione licenze
Si può pensare di deregolamentare le licenze e i permessi in vari settori: nelle zone decentrate per dei periodi per incrementare l’affluenza di pubblico e di avventori; per quelle realtà locali o giovanili che intendono organizzare piccoli commerci per sostenere la propria associazione o sopravvivenza; per le associazioni di volontariato, le ONG, le Onlus, i gruppi No-Profit; per tutto ciò che come primo scopo ha interessi culturali, sociali, socializzanti e di creazione di comunità. La deregolamentazione non prelude alla giungla dove ognuno fa come gli pare, si tratta solamente di semplificare, incentivare, comprendere le esigenze, limitare la burocrazia all’indispensabile.


Gare e contratti trasparenti
Tutti sanno che la maggior parte degli appalti e dei finanziamenti vengono assegnati tramite gara; è luogo comune minimizzare l’andamento di queste gare definendole spesso come “già decise in precedenza”, dunque fittizie per non dire truccate. Non lasciamo prosperare questo luogo comune. Facciamo in modo che i cittadini possano mettere il naso sul meccanismo di queste gare, possano dire la loro, possano controllarne il corretto andamento. Magari inizialmente questa sorta di “giuria popolare” avrà solo un ruolo da testimone, poi potrebbe anche entrare nel processo decisionale. Un modo morbido per iniziare ad introdurre il concetto di partecipazione.


Staff trasversali
Il Comune, tra le altre cose, è fatto di assessorati, ma questi non possono essere compartimenti stagni di soluzioni parziali. C’è bisogno che gli assessorati comunichino fra di loro, perché spesso se un problema lo guardi da diversi punti di vista la soluzione che ne scaturisce è migliore e più completa. Esempio pratico: se del traffico oltre all’assessorato ai Trasporti se ne occupasse anche quello della Cultura e quello dei Giovani e quello dei Grandi Eventi, sicuramente avremmo
soluzioni migliori e più efficaci delle “domeniche senza auto”.


Verde provvisorio
A Milano ci sono moltissime aree dismesse, aree in attesa di costruzione, aree sulle quali ci sono progetti che non partono, aree apparentemente abbandonate a se stesse. In queste aree va organizzato del verde provvisorio, ovvero: quando non si sa ancora cosa fare in un’area, intanto si pianta del verde, poi ci si pensa. Può essere prato, possono essere rose, può essere del grano, delle aiuole ma anche un bosco selvatico, può anche essere un vivaio temporaneo, possono essere degli orti o dei giardini organizzati dai ragazzi delle scuole. E appena i lavori partono, appena si è deciso cosa fare e si è pronti per partire, allora questo verde viene trapiantato, regalato, venduto, se commestibile mangiato, o al limite anche solo eliminato. Il doverne improvvisamente farne a meno non sarà così grave come non averlo mai avuto, come aver atteso nel grigiore desertico delle aree in via di costruzione; e poi non si sa mai: magari alla fine qualcuno si accorgerà che un parco è meglio di un grattacielo.


Visite guidate
Questa città ha moltissimo da mostrare ma lo tiene ben nascosto. Finché qualcuno non ti indica qualcosa e t’apre gli occhi, ti sembra tutto uguale e tutto un poco grigio. A chi pensa così, facciamogliela vedere ‘sta città. Sarà lavoro per anziani, giovani, volenterosi. Saranno gite per stranieri, curiosi, giovani o meno giovani, milanesi. Perché siamo i primi a saperne poco. L’offerta dovrà essere vasta e variegata: saranno gite a tema sull’architettura, percorsi culturali, la Milano degli scrittori, escursioni gastronomiche, corsi di antropologia urbana, gite per conoscere la propria città e notarne i cambiamenti.


Insieme
Le cose si fanno insieme. Da soli non si cambia.


Occasioni di impresa sociale
E’ un progetto sperimentale. Intendiamo realizzare molteplici progetti o microprogetti sul territorio, i quali potranno diventare occasione per giovani e/o disoccupati di mettersi in gioco in prima persona in qualità di gestori-imprenditori. Saranno progetti a bassa redditività ma con ampie possibilità di sviluppo, come per esempio: ostelli provvisori, escursioni e visite guidate particolari o a tema, rassegne di teatro di strada e di cinema all’aperto, vivai in aree di verde provvisorio, noleggio sdraio nei parchi, noleggio biciclette, carrozze a cavalli, servizi per la strada: dalle limonate ai risciò. Ed altri che potranno anche essere proposti dagli interessati stessi.


Cultura
Sembra sempre una cosa inutile, o perlomeno non essenziale; spesso viene vista come una cosa noiosa, per pochi eletti, che non interessa a nessuno; richiama facilmente l’immagine di teatri bui, musei vuoti, rassegne cinematografiche di vecchi film noiosissimi con quattro spettatori; invece la cultura è il vero punto di svolta, il canale attraverso il quale passa la possibilità di cambiare sguardo, mutare ottica, prepararsi a un domani migliore, dove saremo migliori noi e dunque la città, dove la città sarà migliore e ci chiederà di starle al passo. Questo è il circolo virtuoso da innescare. Questa la vera sfida.
E non è una sfida impossibile, perché al contrario di quello che si dice, la cultura non toglie soldi, bensì porta ricchezza. E non porta solo ricchezza interiore, porta turisti, indotto, guadagni. La cultura è un investimento in tutti i sensi.


Festival dei teatri di strada
Un festival di teatro di strada non è solo una rassegna di clown. Altre città l’han fatto diventare un punto di forza del proprio circuito culturale e turistico. Un festival di teatro di strada riempie le strade di arte, inonda la città di colore, porta stranieri, turismo, curiosi, allegria; diviene un’occasione di socializzazione, di commercio, di confronto; perché il teatro di strada è una grande scuola di vita e cultura ed essendo sotto gli occhi di tutti e gratuito abbatte qualunque differenza sociale rivolgendosi alla collettività.


Piccole cose
Alcune nostre proposte possono sembrare stupide, piccole, ininfluenti. Invece il punto è di occuparsi anche dalle piccole cose per innescare grandi processi di trasformazione.


taxi
I tassisti vanno aiutati a svolgere molto meglio il proprio servizio. Bisognerà creare vere corsie preferenziali, abbassare le tariffe (che può anche significare sveltire le corse), convertire il parco macchine affinché diventi ecologico. Se dopo questi provvedimenti il servizio non sarà sufficiente, solo allora si potrà concordare un eventuale aumento delle licenze.


Asili
Il concetto deve essere questo: tutti i bambini (e quindi tutti i genitori) hanno diritto all’asilo. Quindi, se necessario, ci si mette lì, si contano i bambini e si predispone un posto per ciascuno. Come? Con nuovi asili comunali, incentivando i privati ma calmierando i prezzi, organizzando degli asili di condominio, aziendali, anche provvisori. Non ci sono i soldi? Si troveranno, si toglieranno ad altri progetti, ci si organizzerà: perché non è possibile che non ci siano i soldi per le urgenze primarie e ci siano per un sacco di altre cose.


Grandi cose
Alcune nostre proposte possono sembrare progetti ideali, sogni, utopie. Invece il punto è di partire anche dalle grandi idee e trasformarle in progetti concreti e realizzabili.


Luoghi pubblici
Bisogna rieducarci, bisogna ricordarci che i luoghi pubblici sono di tutti, che le cose del comune sono cose che appartengono a tutti i cittadini. I luoghi pubblici vanno usati, vissuti, resi vivi; altrimenti si ingrigiscono, muoiono, diventano facili prede del privato. Per iniziare – anche come atto dimostrativo – Palazzo Marino deve diventare il luogo pubblico per eccellenza, deve essere aperto ai cittadini i quali devono capire che cosa succede lì dentro, cosa si decide, come si decide, chi decide. A costo di rischiare di intralciare lievemente i lavori dell’amministrazione, la sede del Comune deve diventare la sede di tutti, un luogo rassicurante, a portata di mano, trasparente.


Assessorato dei consumatori
Un’istituzione che vigili su eventuali truffe, che controlli le informazioni sulla cosiddetta “filiera produttiva”, che verifichi l’effettiva convenienza dei “saldi”; insomma che abbia un mandato effettivo per difendere e promuovere tutti i diritti del consumatore. Al contrario di quello che si può immaginare, e che avviene in molti altri posti, questo assessorato non deve servire a far consumare di più. Anzi: serve proprio a guidare le persone verso un consumo più attento, critico, consapevole, e magari anche a consumare un po’ meno. Se i privati persistono in questa opprimente campagna per convincerci di avere tutti incredibile e indispensabile bisogno di superfluo portandoci addirittura ad indebitarci per gli anni a venire, forse non è sbagliato pensare che l’amministrazione pubblica si occupi di aiutare a risvegliarci da questa smania consumistica, a preservare uno sguardo lucido, ad allertare sui rischi.


Assessorato alla cittadinanza attiva
Perché la cittadinanza va rieducata, dobbiamo cominciare a pensare che la politica non è una cosa brutta che riguarda pochi e altri. Riguarda noi. E solo insieme si cambia. Si inizia con un assessorato di modo che tutti sappiano dove rivolgersi, ma poi questo attivismo, questa partecipazione, questo coinvolgimento, diventerà il cuore dell’intero Comune. Un Comune attivo gestito da coloro che lo formano. La città è di tutti, anzi: la città siamo tutti, siamo noi; senza di noi non c’è città, non c’è niente. E ciò che è nostro va gestito da noi, non lasciato in mano ad altri nell’indifferenza di tutti di fronte al suo sfacelo. Chiunque siano questi “altri”; anche se dovessimo essere noi, vi chiediamo di non essere abbandonati. Per dirla con un’idea: è meglio non mettere i cittadini di fronte a una soluzione, ma di fronte a un problema, perché la soluzione la si trova insieme.


Cibo e prodotti tipici
Vanno tutelati i piccoli esercizi commerciali, i mercati, gli artigiani, le realtà locali, il buon cibo, la produzione casalinga o semi-casalinga. La grande distribuzione e le multinazionali non possono avere quell’attenzione ai propri prodotti che invece è ben presente nelle cascine o nelle aziende agricole urbane. Non c’è bisogno di convincere nessuno, tutti sanno che comperare il latte appena munto o le ciliegie dal contadino è più sano. Semplicemente è – per ora – più scomodo. Facciamo che questo tipo di commercio minuto diventi altrettanto comodo. Poi starà al singolo fare le proprie scelte.


Parchi
Facciamo semplicemente degli altri parchi? Nuovi giardini? I luoghi ci sono, i soldi si trovano, l’utilità è indubbia.


Ambiente
C’è tantissimo bisogno di informazione. Quanti sanno che basta mettere un mattone in tutte le cassette dello sciacquone perché si risparmino ogni giorno milioni di litri d’acqua? Quanti sanno che esiste una legge italiana per cui chi installa cellule fotovoltaiche per creare energia sul tetto di casa propria ha diritto a delle agevolazioni? Quanti sanno che se crei più energia di quella che utilizzi puoi rivendere l’esubero all’azienda elettrica facendotelo pagare tre volte di più di quanto si paga in bolletta? Se le cose ci sono ma non lo si sa, è come se non ci fossero. Facciamo che ci siano e comunichiamoci con estrema chiarezza quello che già c’è. Sarà un buon punto di partenza per andare avanti a trovare soluzioni ancora migliori, adottarle, metterle a sistema.