La città ideale del '900

La formazione della moderna scienza urbanistica è stata preceduta, nel periodo che va dall’Ottocento ai primi decenni del Novecento, da una fase utopistica, caratterizzata dalla ricerca di invenzioni di una città del futuro atta ad esprimere una nuova società, poste come alternativa globale alle città e alla società attuali. Come le utopie rinascimenta li si pongono i termini di un modello risolutore di tutti i mali sociali ed urbanistici del presente. In ogni caso, la creazione è ricorrente nella storia delle civiltà e si manifesta essenzialmente nei periodi di declino o di trapasso, quando appaiono più necessari profondi mutamenti della struttura sociale. Tra la fine la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento E. Howard (1850-1928) illustra la sua utopia urbanistica, prima in Tomorrow, a peaceful Path to Real Reform (1898), poi in Garden Cities of Tomorrow (1902), che rappresenta un punto di arrivo e di sintesi di varie utopie associazioniste, e la cui originalità consiste nell’accento posto sulla realizzazione urbanistica come strumento per l’eliminazione non solo dei mali urbanistici del presente, ma anche come supporto per una società migliore. Con Howard il modello urbanistico, concepito non sotto forma progettuale, ma come insieme di princìpi, di norme e di procedure, precede e facilita la riforma sociale.

Ebenezer Howard e la Garden City

In Inghilterra il movimento per la creazione di città-giardino autosufficienti ha in Howard il più valido sostenitore. Le matrici della sua proposta s ono molteplici, dall’utopia di Robert Owen alla predicazione antiurbana di John Ruskin , ma che la molla che spinse Howard a impegnar e tutto se stesso in questa impresa sia stata la lettura del romanzo dell’ autore americano Edward Bellamy, Looking Backward , nel quale si descrive una ipotetica società del Duemila, libera dalla piaga delle differenze di classe e organizzata secondo un totale socialismo di stato. La proposta di Howard del 1898 si pone l’obiettivo di decongestionare la città stori ca, programmare e gestire l’espansione attraverso il decentra mento della popolazione in città di nuova formazione denominate “città giardino”. Partendo dalla constatazione che sia la città che la campagna presentano aspetti positivi e negativi per l’esistenza dell’uomo, Howard individua in una terza entità, la città-campagna , la soluzione ideale che racchiude in sé i benefici della vita urbana e della vita agreste, permettendo nel contempo, l’eliminazione delle caratteristiche sfavorevoli alla convivenza umana. È questa la teoria dei tre magneti su cui si fonda la sua ipotesi e che può essere illustrato con un diagramma con tre calamite, dove i principali vantaggi di città e campagna sono espressi assieme agli svantaggi corrispondenti, ment re i vantaggi della città-giardino appaiono liberi dagli svantaggi di ambedue. Né la calamita città né la calamita campagna interpretano appieno i disegni e i fini della natura. Poiché la società umana e le bellezze della natura sono fatte per essere godute insieme, le due calamite devono fondersi in una sola.